Due mesi di laboratorio pittorico alla Casa Sacra Famiglia: residenti e famigliari insieme, fianco a fianco, guidati dall’artista Patrizia Deflorian e dalle animatrici della Casa
C’è stata un’ora del giovedì mattina, da marzo a maggio, in cui il salone della Casa Sacra Famiglia di Rovereto cambiava atmosfera. I tavoli si coprivano di carte e pennelli, arrivavano i colori, e con loro arrivavano i famigliari. Non per una visita qualunque: per dipingere, insieme.
“L’Officina del Colore” nasce da un’idea precisa: l’arte non come prestazione, non come risultato da valutare o vendere, ma come spazio di espressione. Un luogo in cui il tempo dell’anziano viene rispettato, accolto, seguito. Dove conta il gesto, non la perfezione. Il colore scelto, non la tecnica. L’emozione che prende forma sulla carta, non l’opera finita.
Residenti che hanno lavorato al fianco di un famigliare, di un’animatrice, condividendo la stessa tela. Un momento semplice nel quale su un foglio bianco i ruoli si ribaltano; la figlia che osserva la mano di sua mamma scegliere un colore e tracciarne le forme. L’arte diventa ascolto.
A guidare questo percorso, Patrizia Deflorian, artista astrattista roveretana e figlia di una nostra residente. Il suo approccio al colore, al segno libero, all’astrazione come linguaggio universale, si è rivelato naturale per un contesto come il nostro: nessuna forma imposta, nessun modello da copiare. Accanto a lei, le animatrici della Casa, che conoscono ogni residente, i suoi tempi, le sue abitudini, la sua storia: una presenza sapiente e discreta, che ha reso possibile l’incontro tra l’arte e la vita quotidiana della RSA.
Al termine del percorso, ogni opera è stata raccontata e intitolata da chi l’aveva creata. Un passaggio che ha dato a ciascun lavoro qualcosa di più di una firma: un nome, un significato, una storia. Non un disegno, ma un’affermazione. Non un esercizio, ma una presenza visibile nel mondo.
Il 17 giugno la Casa ha ospitato la mostra conclusiva. Ad aprirla, la Superiora Sr. Rosaria, che ha ringraziato i presenti e l’artista per il dono portato alla Casa e agli anziani che la abitano. La partecipazione di residenti, famigliari e personale ha superato ogni aspettativa: segno che, quando si tocca qualcosa di vero, le persone lo riconoscono.
Le opere saranno presto esposte nei locali della Casa, raggiungeranno i piani, per restare accanto a chi le ha create. Perché quella tela non è solo un quadro: è la traccia visibile di un incontro, la prova che anche qui, anche ora, la bellezza ha ancora molto da dire.